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Obesità e Disturbi Alimentari
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Il tuo coniuge ingrassa?
Sei destinato ad ingrassare pure tu!




A svelarcelo è Laura Hobb una ricercatrice dell’università di Baltimora. Per testare la sua ipotesi la Hobb  ha seguito per 25 anni circa 4000 coppie.
Precedenti studi avevano già dimostrato come il matrimonio potesse portare ad un incremento del peso corporeo, quello che ha scoperto la Hobb è come questo aumento sia trasmissibile tra i coniugi. Ma perché se un membro della coppia aumenta di peso fino a diventare obeso l’altro coniuge ha il doppio delle probabilità di aumentare di peso? La risposta è nello stile di vita affine che i coniugi conducono, soprattutto per quello che riguarda abitudini alimentari e attività motoria.
 
 
La lieta novella però è che è vero anche il contrario, quindi se uno dei due partner perde peso, anche l’altro avrà buone probabilità di perdere peso.



La Dieta per Prevenire la Depressione




Può la dieta ridurre i rischi di sviluppare la depressione?
È quanto emerge da uno studio spagnolo che ha coinvolto circa 15.000 persone. Gli studiosi hanno analizzato con appositi questionari, l’aderenza ad una dieta mediterranea.
Le persone che hanno aderito ad una alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e povera di carne e dolci, hanno mostrato un ridotto rischio di sviluppare sintomi depressivi.
Dallo studio sembra emergere che, non è necessario aderire in modo ossessivo ad un particolare regime alimentare, ma è sufficiente ridurre i quantitativi di cibi ricchi di grassi saturi e trans e di zuccheri semplici per migliorare non solo la salute fisica ma anche quella psichica.
L'assunzione di alcuni micronutrienti come la Vitamina E, l'acido folico e il magnesio potrebbero essere all'origine di questi risultati che si manifestano maggiormente in coloro che seguono in maniera moderata la dieta mediterranea.








Nuovi approcci per ridurre l’alimentazione da stress




Spesso le persone con problemi di peso o con disturbi del comportamento alimentare considerano lo stress come il fattore determinante la propria eccessiva alimentazione.
Un recente studio ha valutato alcune tipologie di intervento per la cura del "mangiare in seguito allo stress".
Nello studio sono stati messi a confronto i risultati di tre interventi, della durata di 6 settimane ciascuno: un programma di riduzione dello stress basato sulla Mindfulness, un intervento cognitivo comportamentale specifico per il "mangiare in seguito allo stress" ed uno basato sulla combinazione dei due interventi sopracitati.
Tutti gli interventi hanno ridotto significativamente lo stress percepito e il "mangiare in seguito allo stress", ma la perdita di peso si è verificato principalmente nel trattamento combinato. I risultati, suggeriscono, in via preliminare, che un trattamento cognitivo-comportamentale abbinato alla mindfulness potrebbe essere il protocollo ideale per le persone che mangiano a causa dello stress.





Obesità e declino cognitivo





L’obesità è una malattia cronica che in genere spaventa sia per l’impatto sull’immagine corporea che per il suo collegamento ad altre malattie. Negli ultimi anni si è notato una pericolosa associazione tra obesità e decadimento cognitivo. Un recente studio pubblicato dalla rivista Brain Behavior and Immunity, ha messo in evidenza il ruolo dell’obesità e di un’alimentazione ricca di grassi con l’insorgenza di disturbi cognitivi con un maggior rischio di demenza, come l’Alzheimer. La causa sarebbe l’insorgenza di un’infiammazione a livello ipotalamico con alterazione della plasticità sinaptica e insorgenza di neuro degenerazione. Iniziali problematiche cognitive associate all’obesità possono manifestarsi con disturbi dell’apprendimento e della memoria. Dieta, esercizio fisico e, quando necessario l’intervento chirurgico, possono migliorare le funzioni cognitive peggiorate con l’obesità.


Uno stile di vita sano: elisir di lunga vita?




Studi recenti confermano che, una dieta equilibrata, una buona attività fisica, la meditazione, la gestione dello stress e un adeguato supporto sociale, potrebbero allungare la vita grazie alla loro azione sui telomeri, parte finale dei cromosomi. Queste regioni cromosomiche sono soggette con gli anni ad un progressivo accorciamento, un processo inevitabile correlato all’invecchiamento cellulare e ad una serie di malattie legate all’età.







Anoressia e Genetica




I ricercatori della Michigan State University hanno evidenziato una elevata componente genetica nelle patologie del comportamento alimentare come l’anoressia. Sembra che quasi il 50 % delle probabilità di essere vittima di questa malattia risieda nel nostro codice genetico.
È stato effettuato uno studio su 300 gemelle (con un’età compresa fra i 12 ed i 22 anni) sia omozigote sia eterozigote (gli omozigoti hanno identico DNA, pochè generati dalla medesima cellula uovo, gli eterozigoti hanno in comune solo il 50% del patrimonio genetico).
Le giovani hanno compilato un questionario, in cui gli si chiedeva un indice di gradimento su modelle magrissime e famosissime e in che misura avrebbero voluto somigliare loro.
Dal confronto dei dati è emerso che le gemelle omozigoti avevano livelli di idealizzazione della magrezza maggiormente simili tra lodo rispetto alle gemelle eterozigoti.
J. Suisman, autrice dello ricerca, crede che la genetica abbia un ruolo in tutto questo. Il ruolo predisponente dei geni sarebbe del 43 %, questo non significa che i fattori ambientali (media e ideali di canoni estetici) vadano ridimensionati, ma che forse questi fattori esterni siano determinanti nell’innescare lo sviluppo di una patologia del comportamento alimentare qualora ci sia una predisposizione genetica.






Scrivere per dimagrire




Scrivere giornalmente cosa si sta mangiando è un passo essenziale per poter iniziare a perdere peso. (The Look AHEAD Study: A Description of the Lifestyle Intervention and the Evidence Supporting It) Da alcuni studi è emerso che le persone con problemi di peso tendono a sottostimare del 40-50% il loro effettivo apporto calorico, perché non riescono a valutare le dimensioni delle porzioni e le calorie e non riescono a ricordare i cibi consumati. Non bisogna trascurare il fatto che spesso, il cibo è utilizzato come una vera e propria valvola di sfogo in presenza di emozioni spiacevoli. Scrivere aiuta a prendere coscienza delle proprie abitudini alimentari, a individuare le situazioni a rischio che inducono a mangiare in eccesso, a comprendere se il cibo è utilizzato per sedare le emozioni negative. Attraverso la scrittura ci si può non perdere nel viaggio della dieta, imparando a ridurre le calorie totali e le quantità di grassi ingeriti che, insieme all’incremento dell’attività motoria, sono necessari per poter affrontare, in modo vincente, il problema dei chili in eccesso.




Gli effetti del mangiar piano



Mangiar piano permette di ridurre l'introito calorico, è quanto emerge da una revisione inglese pubblicata nel 2014 dalla rivista Am J Clin Nutr.
Sono stati esaminati una serie di studi che valutavano la velocità dell'assunzione di cibo e la quantità di calorie introdotte.
Ciò che è emerso è che mangiare più lentamente determina una minore assunzione di calorie rispetto al mangiare velocemente.
Oltre che una possibile strategia per combattere l'eccesso ponderale, il mangiare lentamente e consapevolmente, può sicuramente aiutare a recuperare il gusto e quindi il piacere nel mangiare.





Il cibo spazzatura ci rende più pigri?



La cosiddetta dieta con cibo spazzatura può non solo far aumentare di peso ma può determinare una maggiore stanchezza e disturbi cognitivi. È quanto emerso in un recente articolo pubblicato sulla rivista "Physiology and Behavior", da parte di alcuni ricercatori della University of California Los Angeles. Topi a cui è stata somministrata una dieta con cibi molto “raffinati”, ricchi di zuccheri, non solo sono aumentati di peso ma sono diventati anche più pigri e meno motivati e hanno sviluppato maggiori tumori, rispetto a topi che hanno assunto una dieta più sana. Dopo sei mesi, ai topi sono state invertite per nove giorni le diete, senza nessun cambiamento nelle due popolazioni. Il Prof. Blaisdell, autore dello studio, deduce che, per perdere peso e migliorare la qualità della vita, non “c’è una soluzione rapida”, ma un cambiamento radicale della propria alimentazione. Non dobbiamo inoltre dimenticare che per un corretto stile di vita è necessario incrementare giornalmente la nostra attività motoria.



Obesità: per perdere peso meglio un esercizio moderato


Le ultime news sul modo migliore di perdere peso arrivano da uno studio svolto dall’università di Copenhagen e pubblicato sull’American Journal of Physiology. Secondo gli autori per perdere peso è sufficiente un moderato esercizio fisico, di circa 30 minuti. I soggetti partecipanti alla ricerca erano uomini, sedentari, con un’età compresa tra i 20 ed i 30 aa, senza patologie rilevanti, qualcuno sovrappeso ma nessuno obeso. I partecipanti allo studio sono stati divisi in tre gruppi: il primo ha continuato a condurre il proprio stile di vita sedentario, il secondo ha svolto un’attività motoria giornaliera della durata di 30 minuti, il terzo ha svolto 60 minuti di attività fisica con un dispendio energetico doppio. Terminato il programma di 13 settimane, i partecipanti al gruppo che si erano allenati per 60 min avevano perso una media di 2,2 Kg, mentre il gruppo che si era allenato per 30 min aveva perso 3,2 Kg. Il risultato, all’apparenza sorprendente, potrebbe dipendere, secondo il principale autore dello studio, Mads Rosenkilde, dal fatto che le persone che si allenano per più tempo hanno la tendenza ad alimentarsi di più e ad essere meno attive quando non svolgono attività fisica a causa della fatica accumulata.

Fonte dell’articolo
AGI Salute





L'Ortoressia



L’ortoressia è una nuova forma di disturbo alimentare che colpisce il 15% dei 3 milioni di italiani affetti da disturbi del comportamento alimentare. A differenza dell’anoressia e della bulimia che sono correlate alla quantità di cibo, l’ortoressia è collegata alla qualità del cibo. L’ortoressico ritiene che la sua salute sia strettamente correlata all’alimentazione, quindi sviluppa una serie di rigide imposizioni alimentari, che qualora trasgredite determinano un forte senso di colpa e un ulteriore inasprimento delle regole. Il termine è stato coniato per la prima volta nel 1997 ma riconosciuto solamente nel 2009. Sembra che in Italia questa patologia colpisca maggiormente gli sportivi, il 15% infatti è a rischio (dati forniti dal Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Magna Grecia di Catanzaro). La sindrome ha inizio in maniera silente, si parte da una dieta per avere una alimentazione sana ed equilibrata, successivamente si passa ad un esame minuzioso della qualità del cibo che deve essere consumato quotidianamente, e le restrizioni sono sempre più selettive, fino a arrivare a pochissimi alimenti permessi. Quando le restrizioni diventano importanti spesso possono esserci gravi conseguenze per la vita stessa del soggetto.


Maggiore rischio di obesità per il bebè se la mamma fuma o è in sovrappeso



L’Università di Notthingham ha pubblicato sulla rivista Archives of Disease in Childhood i dati di una ricerca ricavati da database come MedLine e PubMed, dal il 1990 al 2011, appartenenti a 30 studi con un totale di 200 mila partecipanti. Gli studi, presi in considerazione, tracciavano la salute dei bambini per i primi 24 mesi di vita, e riguardavano i potenziali fattori di rischio dalla gestazione ai 12 mesi di età. Il fumo durante la gravidanza e/o il sovrappeso aumentano del 47 % circa il rischio di partorire bambini in sovrappeso (l’allattamento materno abbassava la percentuale di questo rischio al 15%). Inoltre tra i fattori che favorivano questo rischio c’erano anche: un peso elevato del bebè alla nascita, ed un rapido incremento ponderale nei primi 12 mesi di vita.

obesitaedisturbialimentari@gmail.com
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